La testimonianza di Tiziana, volontaria in Francia

Le prime 2-3 settimane erano abbastanza frustranti poichè non sapevo una parola di francese e quindi non potevo comunicare con i bambini con cui lavoravo. Un paio dei miei colleghi parlavano inglese quindi loro traducevano per me. Ho avuto la fortuna di avere dei colleghi e un progetto favoloso, non posso per niente lamentarmi.
Dopo un mese ho notato che cominciavo a capire la maggior parte di un discorso semplice e potevo fare delle piccole conversazioni. Non ho mai lavorato con bambini prima quindi certe volte non è stato facile soprattutto a causa della lingua. Ho fatto la prima parte di un BAFA, certificato di animazione, ma credo che queste cose non insegnano veramente a lavorare con bambini. E’ piuttosto l’esperienza che insegna, e ci vuole amore e tanta tanta pazienza perché certamente i bambini non hanno la stessa mentalità di un adulto e talvolta c’è bisogno di ricordarselo. Mi ha decisamente aiutato come esperienza e ho conosciuto molte persone stupende, amo Parigi e l’ambiente cosi’ diverso e internazionale, quindi ci sono ritornata. Mi piacerebbe stabilirmi qui un giorno, credo di avere trovato la città che fa per me 🙂

Questo slideshow richiede JavaScript.

Annunci

Racconto – La Seyne Sur Mer

Alle volte vengono davvero delle strane idee. Lavorare per riposarsi! E non che non si faccia niente durante l’anno ma….
Insomma prendemmo la decisione che quest’anno le vacanze le avremmo trascorse in un campo di lavoro.
Detta così suona male ma dove è possibile incontrare gente da tutto il mondo, sperimentarne, in qualche modo, la cultura e divertirsi facendo quello che mai avresti pensato di fare? Un campo di lavoro per l’appunto.

Beh, se volessimo essere proprio onesti dovremmo  dire di lavoro e mangiare. Eh si perché, come scoprimmo presto, il mangiare era un’attività fondamentale del campo. Per prima cosa si organizzarono dei turni in cucina. Ogni giorno due di noi sarebbero stati assegnati a cucinare per tutti, dalla colazione alla cena, spesa inclusa. A me toccò quasi subito rompere il ghiaccio. Dopo un paio di giorni ero di turno e per cena decisi di fare la cosa più italiana che c’è, la pasta. Il problema è che cucinare per per una quindicina di persone non è esattamente la stessa cosa di cucinare per un paio. Butti la pasta e l’acqua si raffredda e non bolle più e il sugo, nel frattempo, si è talmente ristretto da assomigliare più a colla per parati che a qualcosa che si mangi. La pasta francese, poi, passa nel giro di 20 secondi dall’essere completamente cruda all’essere irrimediabilmente scotta. Sono ormai una zuppa di sudore e sto già pensando a qualche scusa quando arriva Annamaria. Da subito ordini precisi e la rissa scatta in un momento ma alla fine la pasta è salva. Non un gran che ma quando il giorno dopo vedo Benoit, uno dei francesi, condire un piatto di pasta stracotta con maionese, ketchup e prosciutto cotto a fette capisco che mi sono salvato alla grande. La fame da lavoro avrebbe fatto il resto.
Qualche giorno dopo è il turno di Lisa, dall’Ucraina. Prepara uno zuppone ricco e saporito, talmente saporito che ne faccio il bis entusiasta. E’ così che comincio a chiedergli la ricetta e scopro, con terrore, che ha usato, fra l’altro, la famigerata barbabietola o rapa viola contro la quale sono stato più volte tentato di avviare una raccolta di firme per promuoverne l’estinzione. Sono spacciato ma è troppo tardi. Ne ho mangiato già due piatti e mi sono da poco proposto per il terzo. E che dire di Enseul, dalla Core del Sud. Non lava i piatti, li benedice aspergendoli velocemente con un filo d’acqua e piazzando a ripetizione nuovi record di velocità.
Ma torniamo al sodo e cioè al lavoro. Il compito che ci attendeva era gravoso, specialmente per quello che sarebbe stata la nostra guida sul campo, Tierry, un quasi lupo di mare a metà strada tra capitan findus e Gino Strada. Riuscire a fare in modo che un manipolo di ragazzi, pochi dei quali erano in grado di distinguere un martello da una sega elettrica, ricostruisse, ritinteggiasse e decorasse un gazebo in tubolari di ferro coperto da stuoie.  Io presi la questione di petto e mi diedi a scartavetrare la vecchia vernice con lo stesso entusiasmo con il quale avrei affrontato un piatto di gnocchi fumanti. La mia natura borghese, purtroppo, mi si manifestò sotto forma di due enormi vesciche alle mani in meno di mezzora. L’esperienza nel suo complesso, però, fu davvero esaltante. Tra una vescica e un po di mal di schiena il manipolo di ragazzi riuscì a finire l’opera. Dopo due settimane portammo a termine quello che due operai avrebbero fatto in due giorni ma, perbacco, il gazebo era la, lucido quasi brillante con le sue nuove stuoie e, addirittura, un piccolo muretto di contenimento in legno con annessa vasiera. L’ultimo giorno, a lavori ultimati, ci fu pure l’inaugurazione ufficiale con tanto di sindaco e assessori. Data l’entità del miracolo mancava solo il prete ma la Francia non è l’Italia.

Ovviamente avevamo anche del tempo libero e la spiaggia, quasi tutta libera, era a soli 100 metri. Sarebbe stato già bello così. Il team leader, un vulcanico ragazzino tedesco di nome Benjamin, aveva, però, delle sorprese per noi. Nessuno se l’aspettava e quindi fu tutto ancora più bello. Dopo un paio di giorni ci organizzò un’escursione in kajak, ripetuta altre due volte, poi gita di un giorno su di un’isola riserva naturale, pomeriggio in un parco divertimenti ad arrampicarsi sugli alberi, escursione notturna in un paese nelle vicinanze e chi più ne ha più ne metta.  Il tutto inframezzato da bagni di mezzanotte, partite a bocce, incontri ravvicinati di vario tipo e il remake, a biliardino, della mitica partita Italia – Germania (purtroppo, questa volta, con sconfitta anche se onorevole dell’Italia da me impunemente rappresentata).  Insomma arrivammo quasi ad augurarci che non ci fossero altre sorprese e ci lasciassero ad un po di sano relax sulla vicinissima spiaggia.

Fu così che il tempo passo in un batter di ciglia. Sembrava ieri che eravamo arrivati ed era già tempo di ripartire. Rimane però indelebile il ricordo di una esperienza straordinaria e una promessa. L’anno prossimo ne proveremo un altro!

Andrea Maccarone

SVE a Frattamaggiore

Ciao! Siamo Anita, Nitcsi, Sandra e Wirginia. Quattro ragazze da quattro paesi differenti: Germania, Ungheria, Francia e Polonia. Facciamo il Servizio Volontario Europeo (SVE) per Cantiere Giovani a Frattamaggiore per 9 mesi. Siamo arrivate i primi di ottobre e abbiamo già scoperto qualcosa sulla regione Campania.

Nitcsi, Wirginia, Anita e Sandra

Nitcsi, Wirginia, Anita e Sandra

Una delle prime cose che ci ha sorpreso è stato il traffico, che ci è sembrato pazzo. Pare che per strada tutto sia possibile. Attraversare la strada è come un’ avventura ogni volta. Quasi ogni macchina ha una cicatrice del incontro con un’altra macchina o uno dei tanti scooter. Abbiamo anche notato che spesso, non si allacciano le cinture di sicurezza nelle macchine. Abbiamo osservato la spazzatura: è dappertutto, sulle strade, davanti le case, sull’autostrada etc.
Una cosa che ci piace molto è l’espansività e la gentilezza della gente. In effetti molte persone ci parlano e ci fanno domande.
Ci piace anche che tante persone girino per strada non solo per andare a lavoro o da qualche parte, ma anche solo per fare una passeggiata,  ma ci ha sorpreso che fuori ci siano più uomini che donne. Gli italiani adorano il caffè, lo bevono tante volte al giorno! Il caffè qui non è come nei nostri paesi. È molto piccolo e forte di gusto. Il cibo e le bevande napoletane sono deliziosi: abbiamo assaggiato il babà, la pizza, le melanzane a funghetti, i friarielli,  la parmigiana rossa, il caffè del nonno e altre cose… mhhhh…!
Per noi è stata una novità che i negozi siano chiusi dalle 13:30 alle 16:00, proprio quando abbiamo del tempo libero e vorremmo andare a fare shopping.
In questo periodo il nostro italiano è migliorato ma il napoletano è sempre un mistero per noi. Per la gente, qui, molti tradizioni sono importanti e ci sono tante chiese. I santi sono dappertutto, in particolare Padre Pio.

Siamo impressionate dai luoghi pieni di storia e le città antiche. La zona qui è bellissima e non vediamo l’ora di scoprire tante nuove cose. Queste ultime settimane sono state molto eccitanti per noi, e speriamo che i prossimi mesi siano ancora più straordinari.

Events about youth action

Did you know…

…during this European year of Volunteering 2011, many events such as conferences, conventions and forums have taken place all over Europe to put volunteering and youth mobility in the spotlight. The following will give you some examples…

From September 5th to 7th, the EU Youth Conference organized in Warsaw (Poland) gathered over 100 youth delegates from across Europe for the first EU Youth Conference of the new structured dialogue cycle. The topic of discussion for this conference was youth cooperation between the EU and neighbouring countries, with particular emphasis on cooperation with Eastern Europe and Caucasus. The results of Europe-wide consultation were discussed and recommendations concerning the implementation of youth policy, with particular attention to the participation of young people in mobility were developed. Young people from Russia and Eastern Partnership countries were also invited to the conference.Together with representatives of youth Ministries, Youth delegates worked in 7 thematic workshops and put forward recommendations to promote and improve youth cooperation between the EU and its closest neighbours.

From September 7th to 11th, the European Youth Forum organized the II Youth Convention on Volunteering in Brussels, the biggest civil-society event in the framework of the European Year of Volunteering 2011. Bringing together volunteers, institutions, local volunteer associations and European Youth organisations, researchers and decision makers from all over Europe, this huge event consisted in discussing a rights based approach to volunteering through several activities such as workshops, debates, training, concerts, graffiti walls, and many others.

For more information:


Workcamp a Grumo Nevano

Volunteers coming from all over the world have spent two weeks in a workcamp in Grumo Nevano (close to Naples). The volunteers coming from Germany, France, Russia, Turkey, South Corea and Usa worked to a project to promote multiculturalism amongst native people. In particular they created a video about Africa wich will be shown to local children. In order to make the video they met the African comunity living close to Naples. Moreover  the volunteers restored the place where they where hosted, Centro Astalli Sud, where further activities on multiculturalism will take place in the next weeks. Finally they have also promoted the International year of volunteering in different cities and have shared foods, expierences and traditions during the evenings organised during the workcamp.

To see the photos of the workcamp click on the link: https://volontariatoalvolo.wordpress.com/2011/09/05/workcamp-a-grumo-nevano-2/

Volontari provenienti da tutto il mondo per creare un percorso educativo sull’Africa per i giovani dell’hinterland napoletano. E’ il succo del workcamp, organizzato da Cantiere Giovani presso il Centro Astalli Sud di Grumo Nevano, che si è svolto dal 22 agosto al 4 settembre. I dieci giovani volontari provenienti da Germania, Spagna, Francia, Russia, Turchia, Corea del Sud e Stati Uniti hanno provveduto a ritinteggiare e risistemare i locali del centro Astalli. Hanno poi girato e montato un video sull’Africa che sarà mostrato ai giovani del posto nelle prossime settimane nell’ambito dei progetti di multiculturalità promossi da Cantiere Giovani presso le scuole.

Per produrre il video, i volontari hanno incontrato personalità e comunità del continente nero presenti tra Napoli e Caserta. Tra queste l’imam della moschea di San Marcellino,Nasser Hidouri, il responsabile del Centro Caritas ‘Madre Teresa di Calcutta’ di Aversa, Roger Sylvestre Adjicoudé, la comunità africana di Ischitella e quella guineana, incontrata in occasione della fine del Ramadam. I volontari hanno inoltre visitato Napoli, promosso l’anno europeo del volontariato nei paesi della provincia e condiviso cibo, esperienze e tradizioni con la comunità locale nelle serateorganizzate presso il Centro Astalli Sud.

Per vedere la fotogallery del workcamp: https://volontariatoalvolo.wordpress.com/2011/09/05/workcamp-a-grumo-nevano-2/

Workcamp in Marocco

Nel 2008 ho realizzato un workcamp a Rabat (Marocco) di due settimane organizzato da CSM ( Chantiers Sociaux Marocains).

Il progetto prevedeva la ricostruzione di una scuola, i lavori venivano eseguiti al mattino, seguendo le direttive dell’organizzazione, lavoravo con altri volontari, ma spesso si univano anche ragazzi del posto creando così una forte sinergia.

La ricostruzione era ciclica, ovvero, ogni due settimane c’era un ricambio di volontari. Partecipare ad un workcamp non è come dare il proprio contributo ad un’asta di beneficenza o prendere parola ad un convegno discutendo di problemi sociali, è tutt’altro, ti da la sensazione di fornire CONCRETAMENTE il tuo aiuto in maniera efficace.

Il pomeriggio era dedicato al riposo, ma la maggior parte delle volte si trasformava in momento di aggregazione, si condividevano le proprie esperienze e in questo clima arcobaleno, fatto di volontari provenienti da diversi Paesi e popolazione autoctona, si instauravano dei veri rapporti di amicizia, ad esempio, mantengo ancora vivo il ricordo di un’antropologa olandese e un’archeologa australiana.

Si parlava prettamente in inglese, ma alcune volte la comunicazione non verbale la faceva da padrona, perché le emozioni, in questi casi, prendevano il sopravvento sui lavori faticosi e stancanti.

Inoltre ho anche avuto modo di realizzare delle escursioni molto singolari, toccando con mano la cultura marocchina, alloggiando in casa di nativi beneficiando della loro ospitalità.

A distanza di tre anni avrei il desiderio di ritornare in quel posto per vedere ricostruita quella scuola che oggi ha modo di ospitare giovani che hanno voglia di costruire il loro futuro.

Ma alla fine di quest’esperienza penso che un posto vale l’altro, quello che realmente conta è il clima che si respira realizzando un workcamp…e sono sicuro che lascerà un segno indelebile!

Sirio

Workcamp a Viterbo – Giugno 2011

I Volontari sono tutti arrivati nella giornata di venerdì 17 giugno alla stazione di Viterbo Porta Romana.
Dopo un primo momento di sistemazione nella residenza, gestita dalle piccole suore della Sacra Famiglia, è cominciato il primo tour del centro storico di Viterbo con i membri dell’associazione ‘la tana degli orchi’.
Il centro storico è bellissimo ben conservato interamente circondato da mura medievali. La gente del posto si è dimostrata accogliente ed interessata alla nostra presenza.
I volontari hanno lavorato a stretto contatto con i collaboratori dell’associazione LUDICA, i quali sono energici e ogni anno da ormai 11 anni si mettono in gioco in prima persona, essendo tutti teatranti e figuranti, organizzano gli spettacoli ma anche e soprattutto costruendo (fisicamente) il festival e montando tutte le impalcature , che sono tutte in legno per dare un tono più medievale.
I Volontari hanno contribuito a montare impalcature, dipingere cartelloni, legare insieme i pali, trasportare cose e scatoloni da una parte all’altra del centro storico.
Durante la parata del primo giorno del festival si sono vestiti a tema e hanno partecipato alla parata medievale.
Il giorno successivo c’è stata una giornata di escursione a Roma con visita delle principali attrazioni turistiche.
durante tutti i pomeriggi, i volontari hanno aiutato a rendere il centro di Viterbo ancora più incantevole.
Oltre all’escursione a Roma, i ragazzi hanno visitato anche Tarquinia e Tuscania.
Il momento più divertente è sicuramente stato quello della grande battaglia finale.

ELISA